La bolla

Mentre scaliamo a passi svelti la ripida via del ritorno sono ancora nell’acqua ad occhi chiusi e fluttuo libera come fossi qualcosa prima di me, e dentro, dentro di me, la sensazione che tutte le cellule schizzino impazzite, si moltiplicano per farmi sentire viva fino alle punte dei piedi e sotto le unghie, poi come calamite accavallate in gola spingono ad urlare. E urlo, libero i polmoni dallo schifo, pulita in un blu profondo e col solletico alle cervella, entro nella bolla per non uscirne mai più, voglio nascere ancora e scoppiare con la pressione del mare, spingimi più giù, verso quella porta, sto così bene a non aver paura, apri e fammi piangere un’altra volta, ti prego abbracciami come la polvere e risucchiami d’amore, ora, ancora..

Silvia sogna questa notte, fuori tira il vento ed agita le anime inquiete. Sono stanco di dormire. Avessi un carillon potrei ammuffire di ricordi, vibrare fino a mattina, rincorrere la testa che si perde nei pensieri. Questa notte mollo il guinzaglio, non ho un nascondiglio, voglio sapere tutto di me. Perché sono qui? Perché tanta fatica, e tanto dolore? Abbiamo fatto il bagno nudi, per la prima volta. Come eravamo felici, e come lo siamo ancora. Era stato un viaggio lunghissimo fatto per caso, tra un esame e l’altro di un’università che sembrava non finire mai. O forse volevo che non finisse mai, lo desideravo e basta. Forse stiamo scappando dal vuoto? Il bagagliaio era troppo piccolo per tutte le cose care. Vi avrei portato tutte, tutti con me, per ritrovarci immobili da un’altra parte e maledirvi, poi volervi bene come la pelle.

Luca non parla questa mattina.

“Ho caricato tutto, possiamo partire”
“Sai, è stata una notte strana, ti ricordi due anni fa quando c’era quel guardone dietro la roccia che ci spiava? Ho sognato quel momento, che scappavamo e la salita non finiva più!”
“Anche per me in un certo senso è stato così, ero sveglio e mi sono fatto troppe domande!”
“Quali domande?”
“Dove cercare la felicità in quello che stiamo facendo, a volte sento che non respiro”
“ Forse dobbiamo stare più attenti”
“Cosa vuoi dire?”
“Che non possiamo interpretare quello che siamo prima che venga la fine”
“La fine di cosa? Come fai a saperlo, tu?”
“La fine di un ciclo, la fine di una strada, forse è nel mezzo che sembra brutto o tutto scuro, forse stiamo solo nascendo ancora, un’altra volta. E non importa se la vita farà schifo come prima, saremo scoppiati insieme alla bolla..”
“Si, ma come fai a saperlo, che sarà così?”
“Non lo so, è stata una notte strana”.

Lasciamo Cabo de Gata di buon’ora, e qui un po’ di riserva della nostra gioia, fatta coi buchi nelle gomme, guardando l’agave fiorire, seppelliamo i segreti sotto la sabbia, ritorneremo a prenderli, se è vero che farà tutto schifo, se non sapremo dove andare, se litigheremo tanto, se non sorrideremo più.